2025

Riconquistare la fiducia: media e società per uscire dalla trappola della disinformazione

26 settembre a 28 settembre 2025

Di cosa si tratta?

Nel corso di tre giorni di conferenze e gruppi di lavoro, i Colloqui di Dobbiaco 2025 hanno messo in luce sia la fragilità che la resilienza del panorama mediatico odierno. Le discussioni hanno chiaramente dimostrato che, sebbene la società si trovi ad affrontare sfide profonde come la sfiducia, la disinformazione e la demagogia politica, esistono al contempo approcci efficaci – dal giornalismo investigativo a quello costruttivo – in grado di rafforzare la democrazia.

Relatore e relatrici

Mezzi d‘informazione, potere e omologazione mediatica - Il problema della fiducia nei media

Uwe Krüger. Coordinatore della ricerca del Centro per il giornalismo e la democrazia dell'Università di Lipsia

Sul giornalismo grava sempre di più un problema di fiducia: secondo il Reuters Digital News Report, in Germania si fida dei media meno della metà della popolazione, ossia il 45%, in Austria il 41% e in Italia appena il 36%. Prova ne sia che il cinismo contro i mezzi di informazione e le teorie cospirative sui media e sulla politica riscuotono un indice di gradimento crescente: secondo uno studio a lungo termine sulla fiducia nei media condotto dall'Università di Magonza, il 20% dei tedeschi ritiene che la popolazione sia "sistematicamente ingannata dai media", il 24% ritiene che "i mezzi d’informazione e la politica si coalizzino per manipolare l'opinione pubblica" e per il 26% i media sono "solo un megafono dei potenti".

 

Il mio intervento approfondisce questi dati con due approcci:
1) con alcune considerazioni teoriche sul concetto di omologazione mediatica o “mainstream”, sull'orientamento elitario dei principali mezzi d’informazione e sulle loro connessioni con i centri di potere politico ed economico;

2) con alcuni esempi dei meccanismi di omologazione riscontrabili nella cronaca tedesca sul Coronavirus. Da un lato, l’informazione sulla pandemia fu un esempio paradigmatico di bufale e ideologie cospirazioniste nei social network e nei media alternativi, ma anche della diffusione della propaganda russa e dell'esercizio di un potere forte da parte di organi finanziati dal Cremlino. D'altro canto, fu anche un esempio del fenomeno del”rally around the flag" (serrare le fila intorno alla bandierae all’esecutivoin tempi di crisi), ossia di una sostanziale armonia – almeno relativa - tra i principali media, e tra questi e la politica governativa, ispirata all'etica del senso di responsabilità.

Sempre durante la pandemia abbiamo poi riscontrato:

a) l’intensificarsi del confronto e un'elevata pressione morale esercitata nei confronti del dissenso, ad esempio sui non vaccinati;

b) due pesi e due misure nelle generalizzazioni, le affermazioni false e le affermazioni infondate - soprattutto per quanto riguarda l'efficacia delle misure o dei provvedimenti - a seconda che provenissero dai fautori o dai detrattori delle misure adottate dalle autorità;

c) l'emergere di un giornalismo d’inchiesta alternativo, che ha generato informazioni esclusive sull'influenza esercitata dagli organi politici sul mondo scientifico, ottenendo documenti ufficiali grazie a cause legali o testimonianze dirette. Il fatto che queste scoperte dei giornalisti d’inchiesta fossero presentate nella cupa cornicedell'ascesa del totalitarismo, che i grandi media le liquidassero come irrilevanti, mentre rinomati giuristi ne sottolineassero l'importanza per valutare le misure governative, illustra la natura conflittuale dell'attuale sfera mediatica pubblica.

Relatori e relatrici

L’antidoto alla disinformazione è una buona informazione: lo stato della libertà di stampa in Europa

Sofia Verza. Politologa al Centre for Media Pluralism and Media Freedom dello European University Institute

Il concetto di disinformazione si è sviluppato negli anni recenti, riferendosi alla circolazione di notizie false o tendenziose, generalmente online. Non si tratta di un fenomeno nuovo: voci e dicerie, notizie false e propaganda sono sempre esistiti. Il loro impatto sul sistema dell’informazione, però, sembra essere esponenzialmente più alto se si considerano il moltiplicarsi di notizie e utenti che possono raggiungere con un click un numero potenzialmente illimitato di persone, e la facilità di rimanere anonimi o di creare account fasulli online.

Il tema della disinformazione è divenuto di particolare rilevanza politica in relazione ad eventi di rilevanza globale, come la pandemia o la guerra in Ucraina e il genocidio a Gaza, correlato al timore di interferenze straniere nel sistema di informazione. Di conseguenza, le autorità pubbliche- nazionali ed europee- hanno iniziato ad investire in maniera crescente in progetti che puntano a studiare e mitigare la disinformazione, ad esempio attraverso la figura dei fact-checkers

Il giornalismo, quando indipendente e specialmente di inchiesta, è di fondamentale rilevanza per contrastare la circolazione di notizie false o poco trasparenti; la verifica delle fonti, la ricerca approfondita e l’orizzonte dell’interesse pubblico come obiettivo di una buona informazione sono da considerarsi i principali mezzi a disposizione di una società democratica per garantire ai cittadini di poter accedere ad informazioni di qualità. Dunque, supportare la produzione di informazione indipendente e di qualità deve essere considerata la strategia primaria di contrasto alla disinformazione.


In questa presentazione, Sofia Verza- ricercatrice presso il Centro per la Libertà e il Pluralismo dei Media dell’Istituto Universitario Europeo- presenterà gli ultimi risultati del Media Pluralism Monitor, un progetto di ricerca che valuta annualmente i rischi per il pluralismo dei media nei paesi europei e candidati. Particolare attenzione sarà riservata alla situazione lavorativa dei giornalisti che si occupano di tematiche controverse, come corruzione, migrazioni, guerre e ambiente.

Relatori e relatrici

Dal lavoro di un giornalista d’inchiesta: il caso AfD e l’estremismo di destra

Marcus Bennsmann. Senior Reporter su estrema destra e AfD, influenza russa, abusi clericali e corruzione presso CORRECTIV

La tattica dell‘AfD si può riassumere in due strategie: polarizzare l’opinione pubblica e infrangere costantemente i limiti considerati moralmente invalicabili. L’ideologia di questo partito, infatti, è di chiara impostazione etnica germanica, diffonde l’illusione di una società omogenea, da ottenere anche espellendo gli stranieri, è filoputiniana, auspica un ordine mondiale multipolare, va a braccetto con i governi autoritari e disprezza la cultura della memoria. Un fattore che accomuna tutti i fronti della lotta politica dell’AfD è l’obiettivo di distruggere la democrazia liberale. Al tempo stesso, gli Stati Uniti d’America, governati da Trump, si stanno allontanando dall’Europa, mentre Putin da tre anni sta facendo una guerra all’Ucraina in cui l’Unione Europea, anziché svolgere un ruolo di mediazione, è sempre più un terreno di conquista e predazione.

 

Nel suo libro intitolato “Nessuno potrà dire di non averlo saputo”, Marcus Bensmann, membro del collettivo giornalistico di fact checking CORRECTIV, si sofferma sui pericoli che incombono per la democrazia liberale, fra cui il rischio che questa che sta finendo sia la nostra ultima estate di libertà. Tuttavia, anche tra le fila dell’AfD non mancano segni di divisione: Maximilian Krah - parlamentare molto agguerrito del partito e noto per i suoi contatti controversi con la Russia e la Cina - sta mettendo in discussione l’ideologia etnica, proponendo di separare il demos dall’ethnos. In ogni caso, l’obiettivo di forzare l’omogeneità della popolazione è un motivo ricorrente della storia tedesca, basti ricordare quanto scritto da Carl Schmitt nel 1923, che proponeva di realizzarlo, se necessario, anche ricorrendo a mezzi estremi come l’eliminazione o lo sterminio. Alice Weidel, figura di punta dell’AfD, si sbagliava quando disse a Elon Musk che Hitler, a ben guardare, sarebbe stato un comunista. La verità è che Hitler era un ideologo e politico ispirato alla purezza etnica, argomento fra i più dibattuti anche nel 2023 all’incontro di Potsdam dell’estrema destra attuale, durante il quale Martin Sellner, allievo di Schmitt, presentò il proprio piano di “remigrazione”, pensato non solo per gli stranieri in senso stretto, ma anche per gli immigrati già in possesso della cittadinanza tedesca. È interessante notare che non solo diversi tribunali hanno definito questo piano incostituzionale, ma che molte critiche gli siano arrivate anche dalle fila dell’AfD. È essenziale, quindi, che in questo dibattito si tengano sempre presenti specificità ideologiche, su cui ruotano il libro di Bensmann e l’intervento dell’autore ai Colloqui di Dobbiaco.

Relatori e relatrici

Intelligenza artificiale e disinformazione. Perché l'addestramento dei modelli di IA è la nuova sfida nella lotta alla disinformazione

Virginia Padovese. Managing Editor e Senior Vice President Partnership per Europa, Australia e Nuova Zelanda di NewsGuard

Nonostante un anno di progressi tecnologici nel settore dell'Intelligenza Artificiale generativa, i modelli di IA commettono errori in misura quasi doppia rispetto al passato in uno dei compiti più basilari: distinguere i fatti dalle falsità.

Da un'analisi di NewsGuard, risulta che nell'agosto 2025 i 10 principali sistemi di IA hanno ripetuto informazioni false su argomenti legati all'attualità più di un terzo delle volte, nel 35% dei casi, contro il 18% dell'agosto 2024. Questo risultato mostra che, almeno sul fronte dell'affidabilità quando si parla di eventi in corso, le promesse di strumenti più sicuri e precisi non hanno ancora trovato un riscontro concreto.

I chatbot non sono più soltanto vittime collaterali della diffusione di disinformazione, ma sono diventati veri e propri obiettivi per i disinformatori, che inondano deliberatamente i motori di ricerca e i web crawler di contenuti falsi in modo che quelle falsità finiscano nelle risposte dei modelli di IA.

Inoltre, mentre in precedenza i chatbot si rifiutavano di rispondere alle richieste quando non disponevano di dati aggiornati su un argomento, con l'introduzione delle ricerche in tempo reale hanno smesso di farlo: ciò significa che oggi i modelli sono portati a rispondere sempre, anche quando per farlo devono attingere a un ecosistema informativo confuso, inquinato da disinformazione e fonti inaffidabili. Questo fa crescere la probabilità di riportare informazioni false, trattando fonti poco affidabili come se fossero attendibili.

La strategia iniziale del "non fare danno", che consisteva nel rifiutarsi di rispondere piuttosto che rischiare di ripetere una falsità, creava un'illusione di sicurezza ma lasciava gli utenti disorientati e senza informazioni. L'approccio attuale, che prevede di fornire sempre una risposta, anche quando proviene da fonti inaffidabili, crea una falsa sensazione di sicurezza, perché offre risposte che però ripetono informazioni false. Entrambi gli approcci lasciano irrisolto il problema centrale: la mancanza di accuratezza nelle risposte.

Come possono gli utenti tutelarsi da questi rischi? E cosa potrebbero fare le aziende tecnologiche per evitare che i bot diffondano informazioni false nelle loro risposte?